Vi racconto una storia che fa ridere e piangere, un nonsense tutto nostrano

Una storia che fa ridere dei pooh

Era il marzo del 1975, il tempo migliore per la musica di tutto il mondo e l’inizio di una nuova era fatta di elettronica, videogames e cibi in scatola. Anche in Italia le cose non andavano troppo male, o almeno credo, e sotto l’ombra di uno dei tanti portici di Bologna, quello che oggi consideriamo un gruppo musicale di seconda fascia in quel periodo viveva la sua età dell’oro. Ovviamente parlo dei Pooh.

Nel marzo 1975, i mitici “fab four italiani“, pubblicavano l’album “Un po’ del nostro tempo migliore“, progetto sperimentale, a tratti sinfonico, con all’interno una traccia dal titolo molto eloquente: “Una storia che fa ridere“.

Forse un po’ per colpa del mio inguaribile essere musicista, forse per la mia assurda smania di conoscere e possedere il passato, anche io ho in casa quell’album. Pensare al titolo di quella traccia è stato dunque quasi fisiologico dopo aver vissuto la storia che voglio raccontarvi.

Ma partiamo dall’inizio.

Sono siciliano, di Siracusa per l’esattezza, e come molti nati nella terra di Archimede sono innamorato delle bellezze del mio territorio. Durante uno dei miei tanti “viaggi esplorativi” su Google, mi sono imbattuto indirettamente nel link di un progetto molto carino, una sorta di museo 2.0 finalizzato alla valorizzazione di tradizioni e bellezze della mia terra.

Il tutto in modo assolutamente non convenzionale. Purtroppo, con mio grande rammarico, subito dopo il fatidico click mi sono trovato di fronte a una situazione grottesca: sito vecchio, per nulla responsive, con un domino in pessima salute, senza description, senza <title>, contenuti duplicati, immagini sgranate. Per non parlare del posizionamento…

Spinto da quell’amore di cui raccontavo prima, decido di contattare il presidente dell’associazione che gestisce il sito, proponendogli gratuitamente un restyle e l’ottimizzazione dello stesso. L’obiettivo era quello di portare sopra il livello minimo di decenza un progetto che ritenevo utile al territorio, senza chiedere nulla in cambio.

Dopo giorni d’attesa in cui “si doveva pensare”, sono stato liquidato con un doloroso “no grazie, preferiamo lasciare il tutto così”, perché in fondo “internet” serve a poco o nulla per questo tipo di attività.

A questo punto mi chiedo:

  • Quali sono i limiti e le potenzialità della nostra attività se esiste ancora chi la rifiuta anche gratuitamente?
  • In che modo è possibile far conoscere i benefici di una corretta attività Seo, evitando tecnicismi e parlando a chi non ha proprio idea di cosa sia uno snippet?
  • In poche parole e parafrasando un grande Seo Specialist della Storia: fu vera gloria la nostra?

Alle aziende, agli utenti e ai posteri l’ardua sentenza.

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