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Come riuscire a fare SEO su YouTube? Ecco alcuni trucchi per band emergenti e youtubers in erba.

Prendiamo il caso di una band emergente. Di solito la trafila è questa: molte ore in sala di registrazione, una spesa che inevitabilmente sale ad ogni imperfezione del cantante e un video musicale che gira in testa, pronto per essere lanciato nel web.

Fin qui tutto abbastanza semplice, almeno in teoria. Ma a volte, quello che inizialmente si presenta come puro entusiasmo, si tramuta in autentica disperazione nel momento in cui si entra in contatto con le difficoltà della giungla di YouTube, croce e delizia di chi cerca qualche attimo di notorietà nel mondo del web.

Mettiamo da parte la disperazione e iniziamo a fare SEO su YouTube

Iniziamo con il precisare che YouTube valorizza i video più nuovi premiandoli con un buon posizionamento anche per keywords molto competitive.Il fatto dunque di essere dei “novellini” del tubo è un’arma a vostro favore. Attenzione, ottenere tale beneficio è abbastanza semplice, il problema è restare in alto il più a lungo possibile.

Ovviamente, per iniziare bene è fondamentale individuare un buon titolo in grado di far comparire il video non appena il navigatore digiterà le keywords scelte, nel tentativo di sfruttare l’effetto NUOVO per quanto più tempo possibile. Altro trucco potrebbe essere quello di aggiornare periodicamente il titolo del vostro video.

Scelto il titolo, proviamo a inserire i metadati. Anche in questo caso si deve prestare la massima attenzione, ma è bene sapere che uno dei fattori di ranking più importanti, se non il principale, è il dato di completamento delle visualizzazioni: non serve a nulla fare un buon lavoro con i metadati se poi il video caricato non coinvolge lo spettatore.

Questo elemento ha anche un’altra conseguenza importante: annulla i “benefici” derivanti dall’acquisto di visualizzazioni.  Avere 5.000 visualizzazioni con una scarsa fidelizzazione del pubblico è di sicuro meno “premiante” rispetto a 1.000 visualizzazioni “complete” del video. Lasciate perdere dunque acquisti e programmi di refresh della pagina: servono solo a far bloccare il contatore!

Tutto semplice? Purtroppo no. In effetti un altro fattore importante ai fini del ranking è rappresentato dalla durata della sessione di visualizzazione, ovvero quanto tempo un navigatore trascorre su YouTube passando da un video all’altro. Diventa dunque fondamentale creare, o suggerire, un percorso di navigazione che parte dal video che vogliamo promuovere, avendo cura di invogliare il navigatore a non abbandonare prima la pagina. Per questo motivo è bene creare dei video con delle efficaci “call to action” o inserire una piccola playlist.

E adesso facciamo arrabbiare i “puritani” dei video: i sottotitoli vengono indicizzati! Attenzione, anche questa non è la chiave per aprire tutti i segreti di YouTube. Rispetto a qualche anno fa non esiste più una corrispondenza diretta tra sottotitoli e SERP, e quindi inserire keywords efficaci in modo insensato nei sottotitoli non rappresenta di certo un vantaggio in più. Oggi il legame è sicuramente meno “diretto”, ma comunque importante per ottenere un posizionamento migliore del nostro video.

Stop dunque a tutti quei benefici provenienti da possibili azioni “non naturali” di intervento. Insieme alle visualizzazioni, anche i commenti e i mi piace hanno perso definitivamente d’importanza. Non serve a nulla elemosinare qualche commento o inventare account falsi per recensire positivamente un video o per fare i complimenti al cantante.

Anche inserire il link al vostro sito non serve a nulla. A dispetto di quanto molti ancora credono, questo non può essere considerato link building. Come approfondito in un post precedente, anche in questo caso ci troviamo di fronte a quel maledettissimo attributo rel=nofollow.

Piuttosto, ma questo immagino sia abbastanza noto, è bene sfruttare le potenzialità di altri portali, soprattutto i social, poiché YouTube tende a premiare tutti quei video in grado di farsi ospitare e di ottenere visualizzazioni anche “altrove”.

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