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Mafia e regime fascista: una storia che pochi conoscono.

Lo so, questo non è un articolo che parla di SEO. Mi scuso anticipatamente con tutti, ma a volte anche un SEO specialist sente l’esigenza di parlare d’altro. Come per tutti gli articoli precedenti, anche in questo caso l’obiettivo del post è ben preciso: fare chiarezza!

Già, ma chiarezza su cosa? Semplice, su quello che considero il più grande equivoco della storia contemporanea, sul fondamento stesso di alcune dottrine nostalgiche che, nonostante i fatti, continuano a muoversi lungo le strade del qualunquismo e della scarsa informazione.

Proviamo a parlare di Mafia. Di storia della Mafia per l’esattezza. Navigando sul web mi sono imbattuto in molti articoli, e post, aventi come argomento principale la lotta alla Mafia, soprattutto quella posta in essere dal regime fascista. Veri e propri inni al ventennio, piccoli tentativi di glorificare un periodo che, nel campo della lotta al fenomeno mafioso, ha portato ben pochi vantaggi al territorio siciliano. Ma procediamo con ordine.

Iniziamo con il precisare che la contrapposizione tra Stato liberale, incapace di reprimere, e Stato autoritario, deciso e duro nei confronti dei mafiosi, è una forzatura assolutamente anti storica. La nomina stessa di Cesare Mori a prefetto di Palermo, il 21 ottobre 1925, non ha portato nessun tipo di innovazione strategica nella lotta al fenomeno mafioso.

Molti degli strumenti utilizzati dal “prefetto di ferro” a partire dal 1926, erano già stati definiti nel periodo precedente: dai corpi antiguerriglia al coordinamento interprovinciale delle forze, da gli attacchi a interi paesi fino alle retate di massa.

Ovviamente, nessuno vuole mettere in dubbio le qualità morali e militari di Cesare Mori, forse l’unico a credere davvero nella vittoria finale contro questo strano nemico invisibile. Tra il 1926 e il 1928, interi paesi vennero letteralmente messi a ferro e fuoco: molte furono le vittime di violenze sommarie e, spesso, la campagna repressiva finì con il prestarsi alle lotte interne delle correnti antifasciste della Sicilia. A confermarlo è lo stesso Mori.

Comunque sia, il risultato diretto di tali azioni fu l’inevitabile accrescimento del fenomeno Mafia-potere all’interno della società siciliana.

Il regime, intorno al 1929, dopo aver ottenuto importanti risultati più sul piano politico che altro, decise di porre fine a tale inutile lotta e di cercare una mediazione diretta con gli esponenti di spicco della Mafia, utilizzando una tattica più morbida e compromissoria tra i gruppi di potere. Non solo. Cesare Mori venne “promosso” senatore e spedito a Roma dopo neanche tre anni di mandato a Palermo.

Alcuni illustri mafiosi finirono sotto la protezione diretta del Partito Nazionale Fascista: il principe Lanza di Scalea, Epifanio Gristina, Vincenzo Ferrara, i baroni Li Destri e Sgadar sono solo alcuni dei nomi più importanti.

Il resto è Storia. Pagine nere fatte di guerra e Mafia, di mercato nero e sfruttamento delle condizioni devastate di un intero popolo.

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